Daniele Berghi
La prima gara PDF Stampa E-mail

Come mi sento, o meglio come mi sentivo…………………….

Si parte dal 1975, ignaro, spaventato, ma voglioso , curioso, fiducioso………………la mia prima gara.

Sembra impossibile ma ho quel ricordo chiaro e limpido come una mattina di maggio.

Sanremo gara di judo…io cat bambini 29 kg (questo lo so dal diplomino di partecipazione), ad un certo punto l’autoparlante “”Berghi Daniele”” il mio maestro mi mise la cintura rossa e salii,……………….. intorno a me il vuoto, il bacio sulla fronte del mio maestro, gli occhi di mio padre, i miei amici, tutto sembrava rotearmi in torno. Mi ritrovo in presa con un bambino biondo, con il quale mi confrontai in seguito in decine di gare e  14 anni dopo feci il servizio militare.

Le parole del mio M° mi riempivano la mente “ fai una bella mossa, ma falla veloce”, Tai otoschi ippon, strinsi la mano a quel bambino e scesi dal tatami, combattei ancora e vinsi, alla fine mi misero sul podio, qualcuno mi mise la medaglia al collo (ma questo non lo ricordo).

Il mio maestro mi disse “bravo ma adesso non pensarci più, la gara finisce sul tatami, il judo dura tutta la vita”, non capii ma quelle parole mi restarono in mente, (il mio maestro non parlava molto).

Da quel momento l’agonismo è entrato a far parte della mia vita, ……..ma che cosa era l’agonismo per il M° , era tecnica da applicare, in modo umile senza alzare le braccia al cielo quando vinci e senza abbatterti quando perdi.

Certo ho avuto voglia di vincere,………… non lo dicevo,…….. me ne vergognavo, pensavo di essere presuntuoso, oggi mi accorgo che era giusto voler vincere, ed era intelligente saper accettare la sconfitta. Tante volte da ragazzo ho trattenuto a stento le lacrime dopo una sconfitta,…………. oggi capisco che  avrei dovuto piangere dalla gioia, quelle sconfitte mi hanno insegnato e mi hanno reso più forte.

Oggi mi accorgo che il mio posto in classifica era indifferente a chi mi voleva bene.

E la paura,……………………. si l’ho provata tante volte, penso per le prime 40-50 gare, poi ha lasciato il posto alla tensione, alla curiosità, quando ti chiamano, cerchi con gli occhi il tuo avversario, senti le ultime parole del tuo maestro sali sul tatami e te la giochi fino all’ultimo, poi  con il tempo impari a non fare nulla che agevoli l’avversario, a essere tattico e tecnico nello stesso momento.

E vero però che ogni stagione ha i suoi frutti, ho gareggiato 33 anni, in Judo, Karate, Free Fight, ju-jitsu (FS e DS), oggi questa stagione per me è finita, è stata dura accettarlo, ma sono ancora qui, insegno e gareggio a bordo tatami con i miei ragazzi.

A maggio ho portato mio figlio Stefano 6 anni alla sua prima gara, e tutto è partito da capo.

Ho un buon ricordo dell’agonismo in tutte le sue forme, e credo che questo lo si debba al fatto che non è mai stato estremizzato, e finalizzato alla medaglia, ma interpretato sotto la guida dei Maestri come una crescita personale e un momento educativo.

Spesso sogno di essere in gara, …………………sento chiamare il mio nome, sento il battito del mio cuore accelerare, ma non ho mai sognato di vincere o perdere, credo che non sia quello che resta.

 

 
PDF Stampa E-mail

Come ho iniziato 

Correva il 1975 quando, ancora bimbo, passeggiando sul lungomare di Imperia aggrappato alla mano di mio padre, incappavo in un’esibizione di arti marziali.
Quei movimenti morbidi ma, nello stesso tempo, potenti, quei corpi muscolosi e agili, quei visi gentili, mi affascinarono.
Stavo osservando, l’allora poco meno che quarantenne,  Maestro Mario Todde fare da uke niente meno che a Tadaschi Koike.
Ricordo che per tutta l’estate cercai di riprodurre quelle movenze con mio cugino, di due anni più piccolo di me, fino a quando a Settembre convinsi mio padre a portarmi in palestra.
Ho ancora fortemente impressa nella mente la mia prima volta: i piedini che toccavano il tatami di paglia di riso, l’odore intenso della palestra e le foto appese al muro. Sento ancora la voce del mio maestro.

Tutto questo mi avrebbe accompagnato per la vita.
Difficilmente una persona capisce che un determinato momento condizionerà la sua vita, nel momento stesso in cui lo sta vivendo. Spesso non si capisce ciò che è veramente importante, ma grazie a Dio non lo si dimentica.
Le arti marziali hanno rappresentato e rappresentano per me una cosa intima, una cosa mia , e dopo 32 anni di pratica il mio entusiasmo è ancora lo stesso.
Certamente quando ho cominciato non pensavo di diventare un insegnate, anzi…..è stato in mio maestro che ha cominciato a darmi piccoli incarichi, quando avevo 24-25 anni, mi diceva - “Daniele tu riesci a farti capire, hai imparato bene e riesci a insegnarlo ancora meglio”.
Oggi il  mio maestro non è più con noi… ma la sua tecnica va avanti… cresce con i bambini che preparo.

Oggi in palestra vedo i figli dei miei compagni di scuola, vedo i figli di quei bambini che facevano judo con me ……………….. vedo i miei figli………………………….

 Daniele Berghi