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Come ho iniziato 

Correva il 1975 quando, ancora bimbo, passeggiando sul lungomare di Imperia aggrappato alla mano di mio padre, incappavo in un’esibizione di arti marziali.
Quei movimenti morbidi ma, nello stesso tempo, potenti, quei corpi muscolosi e agili, quei visi gentili, mi affascinarono.
Stavo osservando, l’allora poco meno che quarantenne,  Maestro Mario Todde fare da uke niente meno che a Tadaschi Koike.
Ricordo che per tutta l’estate cercai di riprodurre quelle movenze con mio cugino, di due anni più piccolo di me, fino a quando a Settembre convinsi mio padre a portarmi in palestra.
Ho ancora fortemente impressa nella mente la mia prima volta: i piedini che toccavano il tatami di paglia di riso, l’odore intenso della palestra e le foto appese al muro. Sento ancora la voce del mio maestro.

Tutto questo mi avrebbe accompagnato per la vita.
Difficilmente una persona capisce che un determinato momento condizionerà la sua vita, nel momento stesso in cui lo sta vivendo. Spesso non si capisce ciò che è veramente importante, ma grazie a Dio non lo si dimentica.
Le arti marziali hanno rappresentato e rappresentano per me una cosa intima, una cosa mia , e dopo 32 anni di pratica il mio entusiasmo è ancora lo stesso.
Certamente quando ho cominciato non pensavo di diventare un insegnate, anzi…..è stato in mio maestro che ha cominciato a darmi piccoli incarichi, quando avevo 24-25 anni, mi diceva - “Daniele tu riesci a farti capire, hai imparato bene e riesci a insegnarlo ancora meglio”.
Oggi il  mio maestro non è più con noi… ma la sua tecnica va avanti… cresce con i bambini che preparo.

Oggi in palestra vedo i figli dei miei compagni di scuola, vedo i figli di quei bambini che facevano judo con me ……………….. vedo i miei figli………………………….

 Daniele Berghi